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26 Luglio 2025Una mostra assolutamente da visitare
Il quadro di Tone Kralj esprime con molta forza la situazione degli abitanti di Ljubljana, fra il 1941 e il 1943, quando l’attuale capitale della Slovenia è stata occupata dagli italiani ed è stata trasformata in campo di concentramento a cielo aperto.
Se ne parla, con ricchezza di contenuti e di documenti, in una mostra ospitata dal Museo della Città (Mestni muzej), dedicata ai velenosi frutti del fascismo: coprifuoco notturno obbligatorio, divieto di utilizzo di mezzi di trasporto, comprese le biciclette, razionamento del cibo, arresti e torture, sequestro di ostaggi ed esecuzioni sommarie, un cerchio di filo spinato lungo decine di chilometri, con l’impedimento a entrare e uscire. Lo stesso destino, con fucilazioni per lo più dimenticate dai testi di storia italici, è stato riservato a tutte le altre città che hanno fatto parte dell’occupata e poi ribattezzata “provincia di Lubiana”.
Si parla di vessazioni e persecuzioni di ogni sorta, accomunate essenzialmente da ciò che è intrinseco nel fascismo, la volontà di violenza e sopraffazione nei confronti di chiunque – in quel caso – non fosse disposto ad accettare la supremazia degli italiani e si opponesse a essa.
Osservando le immagini e leggendo i testi riportati integralmente delle varie ordinanze dei Grazioli, dei Roatta e degli altri loschi personaggi, anche sloveni, che hanno collaborato con il fascismo, è difficile non provare una sensazione di profondo disagio. I motivi sono tanti, ma due vale la pena di riportarli.
Il primo riguarda il pluricitato titolo di un celebre filma sulla guerra in Russia, Italiani brava gente. No, gli italiani non sono stati affatto brava gente e la partecipazione all’invasione e allo smembramento della Jugoslavia è stata un atto di grave vigliaccheria, condito con tutta la crudeltà possibile. Sarebbe ora di sottolineare con maggior forza i crimini compiuti un po’ ovunque nel mondo, nel corso dell’intera prima metà del XX secolo. L’unico modo per superare la vergogna è quello di non cancellare i segni della verità storica e di avere la forza di dissociarsi dal fascismo di ieri e di oggi, deve essere ribadita una condanna inequivocabile di coloro che di quegli orrori sono stati la causa.
Il secondo pensiero riporta al presente e il quadro di Tone Kralj può purtroppo essere dedicato a milioni di persone che hanno sopportato e continuano a essere soffocate da genocidi, pulizie etniche, violenze belliche di ogni sorta. Uomini che creano dolore in altri Uomini e che li uccidono senza pietà, per l’unico motivo che sono palestinesi, sudanesi, afghani, russi, ucraini oppure cristiani, musulmani, buddhisti e quant’altro. Nella mostra di Ljubljana vengono mostrate in sequenza molte fotografie. Rappresentano ciascuna un giovane, dal volto semplice, pulito, simpatico. Se non fossero dentro una divisa, sarebbe inconcepibile pensare ad altro che alla bellezza e alla spensieratezza di una gioventù universale. Invece hanno un cappello che li identifica come soldati italiani, sloveni, domobranci, ustascia, partigiani, belogardisti, ecc. E quel cappello ricorda che ciascuno di quei giovani sorridenti è morto, ucciso da un altro giovane come lui, ma con un cappello diverso dal suo. Alcuni sono morti per prolungare l’oppressione nazista e fascista, qualcuno ha dato la vita per liberare la Jugoslavia e il Mondo dalla catastrofe della guerra e riportare nel mondo la giustizia e la libertà.
E’ l’incredibile, ma purtroppo realissima constatazione. Siamo ancora al tempo dell’uomo delle caverne. A causa di pochissimi che nel mondo si arricchiscono sulla pelle di tutti gli altri e che hanno i mezzi per creare un consenso su pretesti anacronistici, ci si dimentica di essere “Uomini” e si massacrano interi popoli, solo perché riconosciuti appartenenti a una cultura, a una religione, a una concezione della vita diversa dalla propria. Non ci si può capacitare di come questo possa accadere: è assurdo assurdo assurdo e l’unico mezzo per fermare questa costante deriva di morte e fermare chi la pensa in questo modo, i potenti di questo mondo, la maggior parte dei quali legittimata dall’esercizio del voto popolare. Non giriamo la testa dall’altra parte, delegittimiamo i mercanti e i sedicenti politici della morte, non votandoli, facendo di tutto perché non siano votati e isolandoli nella loro cavernicola sicumera.

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Programma di accompagnamento della mostra 1495 giorni: Lubiana durante la seconda guerra mondiale
Comunicato del Mestni muzej Ljubljana Museo e le Gallerie della Città di Lubiana
In occasione dell’80° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale, abbiamo allestito la mostra “1495 Giorni: Lubiana durante la Seconda Guerra Mondiale”, che illustra la vita nella Lubiana occupata attraverso storie, documenti e oggetti provenienti dalle nostre collezioni. La mostra non è solo un resoconto storico, ma anche un invito a riflettere sulla pace, la convivenza e la responsabilità di ogni individuo.
Abbiamo progettato un programma di accompagnamento diversificato per adulti che costruisce un ponte tra il passato e le sfide sociali odierne. Promuovendo la comprensione, l’empatia, la comunicazione non violenta e la cittadinanza attiva, il programma offre conoscenze e competenze concrete per lo sviluppo personale e comunitario. Soprattutto, ci impegniamo a fornire ai partecipanti competenze per un dialogo efficace, la risoluzione dei conflitti, l’ascolto tollerante, l’empatia e la promozione dell’accettazione della diversità , per una comunità connessa che può co-creare attivamente circostanze in cui un giorno le guerre rimarranno solo nei musei.




